Un ragazzo emigrante di 14 anni è morto annegato in mare con la pagella scolastica cucita nella tasca della giacca.

Iniziamo da questa notizia.

Non sappiamo nulla di lui, solo che stava venendo in Europa alla ricerca di una vita migliore rispetto a quella che il suo paese gli offriva. Per fare ciò affronta a piedi 4000 km di deserto per raggiungere la Libia, prendere una barca e attraversare il mare, quel mare sconosciuto che prima di allora aveva solo immaginato. Ci mette un anno per raggiungere quella barca e passa per i campi di concentramento libici nei quali subisce violenze. A metà aprile del 2015 riesce a salire diretto verso la libertà ma la sua barca si scontra con un’altra e muore annegato in mare. E’ il più grave incidente marittimo avvenuto nel Mar Mediterraneo dalla fine della seconda guerra mondiale.

Dopo un anno i suoi resti vengono recuperati e finiscono in un sacco nero nel laboratorio di un medico legale, Cristina Cattaneo, a Milano. Cucita nella sua tasca, piegata con cura, c’è una pagella, la sua, la pagella di un bravo studente, orgoglioso dei suoi voti. La conservava probabilmente perché sperava di fare una buona impressione su chi lo avrebbe accolto. Ma non lo sapremo mai perché il suo viaggio non è terminato e lui non è arrivato a destinazione.

Aveva la nostra età, era come tutti noi, con gli stessi desideri e aspirazioni, le stesse paure e sofferenze o forse aveva qualcosa in più. Era speciale, era in grado di apprezzare ciò che apprendeva a scuola perché sapeva che, mentre sedeva su quei banchi, costruiva un po’ alla volta il suo futuro, un futuro che non ha potuto vivere. Sapere di lui che confidava nella sua pagella, sottolineando l’importanza della scuola, mi fa sentire un po’ in colpa. Sì, perché nella mia quotidianità vedo persone saltare la scuola, non so se per divertimento o altro. Allora penso che quei giorni in cui non ci sono voluti andare potevano lasciarli vivere a lui che invece avrebbe voluto conoscere il mondo ancora un po’.

Pensare che per lui la cosa più preziosa fosse un foglio di carta mi fa rabbrividire. Quando parti per un viaggio e sai che non tornerai più a casa, tendi a portare con te la cosa più importante. Per lui era importante mostrare al paese sconosciuto che era bravo e voleva studiare. Ha voluto cucirsi il futuro che si aspettava, quello che avrebbe voluto vivere e quello che desiderava.

“Sarebbe diventato un cittadino modello, sarebbe andata così, ma la verità è che ci importa poco saperlo, ogni giorno sempre di meno.”[1]

E invece cosa porteremmo noi? Nel nostro viaggio oltre-oceano, su cosa faremmo affidamento?

Maria Sole Riccardini  III B

[1] Massimo Gramellini da “Le parole della settimana”.

Illustrazione di Luiza Leba