SPORT, SCARPE E DIVORZIO ALL’ITALIANA

Il caso Zaytsev e le federazioni sportive : intervista dei ragazzi de La Guardiola all’Avvocato Raffaello Agea-

avv-raffaello-ageaColui che è forse il giocatore di volley più rappresentativo in Italia, Ivan Zaytsev, è rimasto fuori dagli europei perché non ha indossato le scarpe della Federazione di pallavolo italiana (lui aveva un contratto con l’Adidas). E questa esclusione non era stata determinata da una singolare presa di posizione della Fipav nei confronti dell’atleta? Tutta Italia ne ha parlato e noi siamo venuti a conoscenza che l’avv. Raffaello Agea, professionista del foro di Umbertide, non solo conosce Zaytsev, ma ha pure scartabellato tutta la giurisprudenza sportiva per dimostrare l’assoluta non colpevolezza dello “Zar”e le cose che non vanno all’interno della Fipav (Federazione Italiana Pallavolo). Poi, per gentile concessione, è venuto a parlare con noi e ci ha rilasciato questa intervista.

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Prima di tutto, Avvocato, come mai conosce Zaytsev?

“Sono un appassionato di Volley, sport che pratica mia figlia, e un giorno, facendo un banale selfie a fine partita a Perugia, ho conosciuto una persona leale e intelligente come Zaytsev; pian piano siamo diventati ottimi conoscenti e dialoghiamo via mail o su Facebook quasi tutti i giorni.”

Ma Zaytsev è russo o ha a che fare qualcosa con l’Italia?

“I genitori di Zaytsev sono russi, ma lui è nato e cresciuto in Italia, anzi in Umbria. Gioca nella Sir Safety Perugia e abita vicino a Spoleto con la sua compagna. Può dirsi quindi italiano a tutti gli effetti e parla  con un lieve accento spoletino”.

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Quali riflessioni si possono fare dopo la sua esclusione dall’europeo “a sangue freddo” e cosa rappresenta Zaytsev per il volley italiano?

“La Fipav e Ivan hanno mantenuto ferme le loro posizioni. Dunque non è fuori luogo parlare di un caso irrisolto. E come tutti i casi irrisolti destinato ad alimentare interpretazioni soggettive ed ulteriori prese di posizione. Ma, forse, una pillola della vicenda “a sangue freddo” (come dicevate voi), potrà indurre ad altre riflessioni. La popolarità di Zaytsev arriva al culmine in occasione delle Olimpiadi di Rio, quando nel corso della semifinale con gli USA mette a segno una serie di battute che il telecronista Antinelli definì metoriti. Ma non si ferma lì, tanto che anche nel corso del campionato disputato nelle file della Sir Safety Perugia, alla fine delle partite sono soprattutto i tifosi delle squadre avversarie a cercarlo per i selfie e gli autografi. Lo Zar, giustamente sfruttando la propria immagine, diventa testimonial di diversi marchi, tra i quali Adidas.”

E la Federazione italiana di pallavolo cosa ha fatto dopo la firma di questi accordi?

“Solo dopo la conclusione di questi accordi, la Fipav firma un contratto con un produttore giapponese, Mizuno, che diventa il fornitore ufficiale ed esclusivo delle scarpe dei giocatori della nazionale.”

Ci sembra normale. Cosa ha fatto scattare le ire del Presidente Malagò contro Zaytsev?

“Tutto normale, ma solo apparentemente. Già, perché subito dopo l’accordo Fipav-Mizuno, cambia il regolamento delle squadre nazionali, che ora impone ai giocatori di calzare esclusivamente le scarpe del nuovo fornitore.  In nazionale, però, Zaytsev non è obbligato ad indossare scarpe Adidas e nel corso della preparazione estiva (sono alle porte i Campionati Europei) è “costretto” ad indossare le Mizuno. Sì, costretto. Costretto perché quelle scarpe non fanno al caso suo, al punto che, prima della joint venture con Adidas, proprio per questo motivo aveva rifiutato un analogo accordo con i nipponici.”

Ci è parso di sentire che lui non si trovasse bene con queste scarpe giapponesi…

“E’ così e dopo alcuni giorni di allenamento, i piedi dello Zar sono sofferenti e delle scarpe Mizuno non ne vogliono sapere”.

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Ma i vari regolamenti non prevedono delle deroghe. E queste deroghe non si potevano applicare in questo caso?

“Il Regolamento delle squadre nazionali prevede la possibilità di deroghe, ma niente. La Federazione è inflessibile; e caso più unico che raro nella storia dello sport, bypassando anche il tecnico, revoca la convocazione di Zaytsev, poiché a suo dire l’atleta non avrebbe accettato una modifica delle scarpe che comunque gli avevano causato seri problemi alle estremità”.

Ma non le sembra esagerato quello che è successo?

“Per un paio di scarpe direbbe Sergio Leone, ma non era un duello all’ultimo sangue; si trattava di far giocare un ragazzo che ha infiammato la passione degli amanti della pallavolo e degli sportivi in genere, ma soprattutto di tanti bambini e ragazzi che si sono avvicinati a questo sport anche grazie alle ricordate gesta olimpiche. Il resto è storia recente, perché anche se non sapremo mai se con l’Ivan nazionale l’Italvolley avrebbe potuto ottenere risultati migliori del un modesto quinto posto nel corso dei recenti Europei, di fatto è apparsa una squadra senza quel tocco che un campione indiscusso ed amato dai tifosi avrebbe potuto dare”.

Non le sembra che ci sia troppa differenza tra lo sport giocato e quello parlato?

“Sicuro, lo sport, quello giocato, rimane lo sport. Quello sport nel quale l’importante è esserci, partecipare e dare il proprio contributo. Quello sport che, così inteso, è prima di tutto il diritto a veder realizzate le proprie aspirazioni e la propria personalità nelle formazioni sociali costituite dalle compagini ed associazioni dove le attività si praticano. Un diritto che, quindi, trova la sua casa nell’art. 2 della Costituzione, che appunto riconosce e tutela di diritti della personalità nell’ambito delle formazioni sociali. E non importa che il diritto di praticarlo e di non subire limitazioni di sorta riguardi il campione, il professionista, il dilettante, l’amatore o i ragazzi, perché tutti hanno diritto di praticarlo ed è dovere delle istituzioni che di questo si occupano, far sì che non vi siano disparità e che le legittime aspirazioni dei propri tesserati vengano tutelate ed incentivate.”

Ma la Federazione che ha escluso Zaytsev non ha ragionato in questo modo ed applicato i principi che dovrebbero costituire il faro guida del suo agire?

“Io la risposta ce l’ho, ma non è carino propinarla a chi avrà avuto la pazienza di leggere fino a questo punto. Ognuno, conoscendo i fatti, potrà dare la sua di risposta. Anche perché il bello del pluralismo sta proprio nel confronto delle opinioni e dei convincimenti divergenti. Un semplice augurio, però, non guasterà: che il pluralismo ed il confronto delle opinioni, e non gli ipse dixit, regnino sovrani all’interno di tutte le federazioni sportive.”

Ringraziamo l’Avv. Agea e auguriamoci che i vertici sportivi non escludano Ivan Zaysev dai prossimi campionati mondiali che si disputeranno fra due anni. Altrimenti sarebbe un disastro!

 

Andrea Urbanelli e Ishak Zerkouk