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INTERVISTA “LA SCALA DI SETA”

E’ in piedi da qualche anno, grazie al maestro Gianfranco Contadini, l’esperienza musicale de “La scala di seta”, un gruppo si ragazzi che crescono nella passione e nell’amore verso la musica classica. Sono venuti a trovarci, oltre a Gianfranco Contadini, due tra i più promettenti virtuosi del violino,, Livio Palpacelli e Sara Bonicci, che, oltre a rispondere alle nostre domande ci hanno deliziato anche con una breve esibizione dal vivo. Sentiamo cosa ci hanno detto :

Da dove nasce la passione per la musica e per il violino in particolare?

La mia passione nasce tanti anni fa ( per l’esattezza 40 anni fa), quando avevo 3 anni mi sono innamorato del violino perché anche mio padre era un violinista e da qui è nata questa passione. E’ stato un amore a prima vista, infatti da quando ho toccato il violino non l’ho più lasciato, tanto che perdevo le lezioni di catechismo per sentire quelle del maestro Paolo Franceschini.”

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Sappiamo che a Umbertide è impegnato a fare lezioni a giovani e valenti musicisti è vero? “Assolutamente sì; cerco di trasmettere la mia passione singolarmente a tanti musicisti, però non lascio che loro suonino solamente a lezione presi da scale e studi che sono anche un po’ faticosi e noiosi, mi piace anche riunirci la sera tutti quanti e cercare di insegnargli a suonare insieme. Abbiamo formato questa Orchestra che si chiama “La scala di seta”, formata da circa una ventina di elementi.”

Quali concerti ha tenuto nell’ultimo periodo con la scala di seta?

“Da poco ci siamo esibiti a Camporeggiano, dove i ragazzi hanno eseguito pezzi da solista accompagnati dall’orchestra. Ci siamo esibiti anche a Sansepolcro Anghiari e Pieve Santo Stefano  in cui abbiamo suonato in una rassegna dove La scala di seta ha fatto venire giù il teatro dagli applausi. I ragazzi sono stati veramente bravi e di questa esibizione ne vado fiero”.

La musica classica appassiona uomini e donne in egual maniera qual è il segreto di questa musica considerata da alcuni vecchia, superata?

“Personalmente faccio veramente molta fatica a dire che la musica classica sia superata anche perché ci lavoro attivamente. La musica classica come tutta la musica esprime prima di tutto il sentimento di chi l’ha composta e compito del musicista è far recepire alla gente che ascolta le proprie emozioni. Non credo che questa musica sia superata anche perché, se considerate La scala di seta”, per esempio, questa è formata da giovani tra i 15 e i 27 anni. Come di solito si apprezzano i nostri cantanti con la musica pop, rock eccetera ora abbiamo una vasta rappresentanza di giovani che amano la musica classica e noi la snobbiamo un po’ anche perché non siamo abituati all’ascolto di essa. Dovremmo ascoltare di più e parlare di meno!”

Il violino è considerato strumento del diavolo perché questa definizione?

“E’ chiamato lo strumento del diavolo perché nel 1800 Paganini aveva studiato e aveva trovato delle note che non si sapeva esistessero e allora si credette che lui avesse venduto l’anima al diavolo per poter suonare queste note.”

Cosa deve fare un giovane che si avvicina al violino in particolare alla musica classica? “Ovviamente deve studiare tanto,  come vi dicono anche i professori. Oltre questo si devono seguire le direttive del maestro e poi si dovrà studiare il solfeggio che, oggi, grazie ai nuovi metodi di insegnamento è limitato alla conoscenza fondamentale e basilare. Basta un minimo di solfeggio per poi prendere lo strumento; è logico che serve molta passione e soprattutto bisogna suonare insieme mai da soli. Questo perché suonare insieme agli altri accresce il nostro orecchio musicale ela nostra sensibilità. E’ proprio per questo che è nata La scala di seta.”

Suona solo brani del passato o le piacciono anche la musica giovane, e , perché no, quella rock?

“Anche se prediligo la musica classica non suono solo questa, infatti ci sono validissimi compositori contemporanei e, oggi come oggi, anche io mi sono dovuto adeguare alle richieste del pubblico e della gente che gradisce che noi suoniamo il rondò veneziano che è stato scritto negli anni ‘80 (quindi una trentina di anni fa n.d.r.) ed è una musica che assomiglia un po’ a quella di Vivaldi. Mi capita a volte di suonare nei matrimoni e mi chiedono i Coldplay e io non sapevo neanche chi fossero, invece ho scoperto che suonano dei bei brani come “Viva la vida” e li ho suonati anche se io non sono stato abituato ad ascoltare la musica rock (e infatti il mio orecchio non è abituato a questo ascoltare tipo di musica E faccio fatica anche a suonarla). Adesso mi sono aperto anche a questo genere!”

Quali e dove saranno i prossimi concerti de La Scala di seta?

“ Abbiamo suonato il 1° ottobre scorso all’inaugurazione di un auditorium a Città di Castello; il 18 novembre suoneremo al Duomo di Sansepolcro e il 25 novembre presso la Chiesa di Bosco; poi inizieranno i concerti di Natale”.

Lei suona il violino ma è anche un intenditore di musica classica. Dal suo punto di vista il pianista il pianista Giovanni Allevi è un bluff o un grande interprete ?Perché la sua musica vende così tanto?

“Non potrei dire che Giovanni Allevi sia un bluff, anzi, è un grande artista e io credo che lui abbia capito quello che non hanno capito in molti e cioè che c’è modo e modo di suonare. Forse il suo modo è quello che fa avvicinare la gente che non è stata abituata ad ascoltare la musica classica e quindi abbraccia una vasta gamma di persone. Posso solo dire che è molto bravo come pianista e molto intelligente ad aver inventato questo modo di suonare, però sulle modalità di studio avrei qualcosa da ridire”.

  • Ora partiamo con le domande ai giovani, a Sara Bonucci  e Livio Palpacelli-:

Sara, cosa ti ha spinto a fare musica, cosa ti ha portato a prendere lezioni di violino da Gianfranco Contadini?

“Parto dicendo che la musica “ce l’ho nel sangue” perché mio nonno e mio papà suonavano, quindi un giorno mi ritrovai a un concerto di Gianfranco e il mio babbo mi chiese se mi piacesse il violino e io con l’innocenza di una bambina di sette anni risposi di sì e il giorno dopo mi ritrovai a lezione dal maestro Contadini. Mi ha portato a lezione da lui anche la passione per la musica e il rapporto che avevo con il maestro”.

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Livio, tu sei sul punto di dedicare la tua vita solo alla musica, qual è il segreto di Gianfranco Contadini, o ,se non lui, di chi ti ha portato a questa scelta?

“Volevo fare della musica la mia professione perché mi trasmetteva emozioni, passioni, forti stati d’animo… Altre cose, come la scuola e lo sport, invece, non lo facevano. Per me la musica, suonare lo strumento del violino è l’attività a cui mi sono dedicato con maggior impegno. Ci mettevo ancora più impegno rispetto a quello che mettevo nella scuola. La musica ha molti valori, per esempio fa star bene chi la ascolta tramite un’esecuzione; ma soprattutto c’è in me la motivazione di fare cose sempre più difficili e sempre migliori e il maestro Gianfranco Contadini mi ha spronato in questi due anni a dare sempre il massimo, a credere di più in me stesso, a tirar fuori la mia personalità e anche il suonare con gli altri, come tutte le cose se si fanno insieme, ti fa divertire di più”.

Sara, quali sono i brani che ti piace di più eseguire e chi sono i tuoi autori preferiti?

Come brani da solista mi piace molto Brahms che è un autore molto romantico e mi piace moltissimo anche Paganini, nonostante la difficoltà e la tecnica che serve però è anche una sfida con sé stessi.Quindi mi ci impegno al 100% e quando ci riesco è una grandissima soddisfazione personale.

Ovviamente la stessa domanda va rivolta a Livio, sui brani e gli autori che preferisce eseguire

“Personalmente, invece, preferisco Mozart e Bach che sono l’esatto contrario di Brahms e Paganini, perché fanno una musica più calcolata e riflessiva. Per esempio Mozart è nella corrente del classicismo, mentre Brahms e Paganini sono nel romanticismo, infine Bach era nel barocco, ma è stato un grande compositore e ad oggi nemmeno con i computer si riesce fare musica come la sua. Questo in una battuta il fascino della musica classica!”.

                                                                                                    Andrea Urbanelli, Martina Giornelli e Ishak Zerkouk